Sale arricchito di potassio: cosa dice lo studio su Nature Health

Sostituire il normale sale da cucina con un sale arricchito di potassio potrebbe evitare ogni anno circa 2,96 milioni di morti per malattie cardiovascolari e renali nel mondo. È la stima di uno studio di modellizzazione pubblicato il 4 novembre 2026 sulla rivista Nature Health da ricercatori del George Institute for Global Health, con prima autrice Liping Huang. L'analisi riguarda 193 Paesi.
Cosa dice lo studio
I ricercatori hanno simulato la sostituzione del sale comune con un prodotto in cui una parte del cloruro di sodio è rimpiazzata da cloruro di potassio e che ha aspetto, gusto e resa in cucina simili a quelli del sale tradizionale. Nello scenario di sostituzione completa, le morti evitate sarebbero circa il 14,6% di quelle attribuibili a malattie cardiovascolari e renali, con circa 10,17 milioni di nuovi casi di queste malattie in meno ogni anno.
Gli autori hanno valutato anche scenari parziali. Cambiando solo il sale usato in casa, per cucinare o a tavola, si eviterebbero circa 1,85 milioni di morti l'anno; intervenendo solo su alimenti trasformati e ristorazione, circa 1,56 milioni. In Europa e Nord America oltre il 70% del sale consumato arriva proprio da cibi industriali e pasti fuori casa: per questo, secondo i ricercatori, in questi Paesi il coinvolgimento dell'industria alimentare è decisivo.
Si tratta di proiezioni basate su un modello, non di risultati osservati. Il razionale è noto: un consumo elevato di sodio è associato all'aumento della pressione arteriosa. Il 27 gennaio 2025 l'Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato una linea guida che suggerisce, a chi usa il sale da tavola, di sostituirlo con prodotti a ridotto contenuto di sodio che contengono potassio.
Non è adatto a tutti
La raccomandazione dell'OMS riguarda gli adulti e non si applica a donne in gravidanza, bambini e persone con problemi renali o altre condizioni che riducono l'eliminazione del potassio, per il rischio di iperkaliemia, cioè un eccesso di potassio nel sangue. Anche lo studio indica questo limite per chi ha una malattia renale avanzata: secondo gli autori il rischio si può gestire con l'informazione ai pazienti, un'etichettatura chiara e il controllo medico. Tra gli ostacoli pratici indicati c'è anche la necessità di aumentare la produzione mondiale di cloruro di potassio.
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